
Ieri sera per trascorrere una serata diversa, ma soprattutto attratta dalla recensione dello spettacolo "Il Cortile", mi sono recata con amici a degustare questo spettacolo teatrale.
Messo in scena a Viganello (Lugano) in un piccolo teatro chiamato "Il Cortile"; indirettamente promotore dell'evento teatrale!
Posteggiamo l'auto in un posto desolato vicino ad un deposito di ferragli e tubi...
Ci incamminiamo per pochi metri ed eccoci al teatro "Il Cortile".
Un'insegna di colore rosso ci presenta il piccolo teatro e proprio sotto ... il poster dello spettacolo: due cortili che si incontrano!
Entriamo: un minimo spazio per muoversi, la maschera subito ci accoglie. Siamo pochi ma questo già limita i movimenti!
Ci guadagniamo il nostro biglietto...il tempo di una sigaretta e subito ci appollaiamo sulle piccole sedie rosse: troppo dure, troppo piccole per permetterci di accoccolarci.
Quasi volessero dirci: "Non ti permettere di dormire sugli allori: sei qui e ti devi concentrare sullo spettacolo!"
Così é stato.
Al massimo 10 persone di pubblico.
La luce si spegne e subito si riaccende illuminando il volto di un attore che seduto su di una sedia fissa il pubblico.
Pubblico che sembra essere a tavola con gli attori: faccia faccia con loro.
Questo é possible per la poca profondità che il teatro regala.
Un vantaggio...mi sento anch'io in quel cortile con loro.
L'attore continua a fissare il pubblico: quando il suo sguardo incontra il mio mi sento a disagio...i suoi occhi sembrano penetrarci.
Mi chiedo come possa mantenere questa serietà e sostenere lo sguardo con degli sconosciuti.
Per lui dev'essere sempre una sorpresa: chi ci sarà a visionare lo spettacolo? Come reagiranno?
Silenzio.
Lui seduto e sguardo investigativo, la sua spalla, l'attore chiamato "Tano", perlustra una sacca alla ricerca di qualcosa.
Gli unici aiuti scenici sono: una sacca , una sedia, un'impalcatura posta al centro, dei sacchi dell'immondizia ed uno scatolone attorniato da spazzatura.
Finalmente si sente proferire una parola...
Messo in scena a Viganello (Lugano) in un piccolo teatro chiamato "Il Cortile"; indirettamente promotore dell'evento teatrale!
Posteggiamo l'auto in un posto desolato vicino ad un deposito di ferragli e tubi...
Ci incamminiamo per pochi metri ed eccoci al teatro "Il Cortile".
Un'insegna di colore rosso ci presenta il piccolo teatro e proprio sotto ... il poster dello spettacolo: due cortili che si incontrano!
Entriamo: un minimo spazio per muoversi, la maschera subito ci accoglie. Siamo pochi ma questo già limita i movimenti!
Ci guadagniamo il nostro biglietto...il tempo di una sigaretta e subito ci appollaiamo sulle piccole sedie rosse: troppo dure, troppo piccole per permetterci di accoccolarci.
Quasi volessero dirci: "Non ti permettere di dormire sugli allori: sei qui e ti devi concentrare sullo spettacolo!"
Così é stato.
Al massimo 10 persone di pubblico.
La luce si spegne e subito si riaccende illuminando il volto di un attore che seduto su di una sedia fissa il pubblico.
Pubblico che sembra essere a tavola con gli attori: faccia faccia con loro.
Questo é possible per la poca profondità che il teatro regala.
Un vantaggio...mi sento anch'io in quel cortile con loro.
L'attore continua a fissare il pubblico: quando il suo sguardo incontra il mio mi sento a disagio...i suoi occhi sembrano penetrarci.
Mi chiedo come possa mantenere questa serietà e sostenere lo sguardo con degli sconosciuti.
Per lui dev'essere sempre una sorpresa: chi ci sarà a visionare lo spettacolo? Come reagiranno?
Silenzio.
Lui seduto e sguardo investigativo, la sua spalla, l'attore chiamato "Tano", perlustra una sacca alla ricerca di qualcosa.
Gli unici aiuti scenici sono: una sacca , una sedia, un'impalcatura posta al centro, dei sacchi dell'immondizia ed uno scatolone attorniato da spazzatura.
Finalmente si sente proferire una parola...
- Parole, parole,...: la gente parla per ricordarsi che ha una lingua...
Tano cosa fai?-
- Sto svuotando la mia sacca...-
- Ma dove sei stato tutto questo tempo?-
- Ero nel cortile -
- Che ci facevi nel cortile ? - ...
- Bhé ora che sei tornato dammi una coperta...-
Tano si alza e la pone delicatamente sulle ginocchia.
Tano si alza e la pone delicatamente sulle ginocchia.
- Che cosa? -
- Mettere la coperta sulle ginocchia di qualcuno?-
- No, é la prima volta!-
- Ma certo... é perché lo fai con amore!-
Ora Tano prende un giornale ...
- Tano leggi il giornale...-
Silenzio in sala.
L'attore scrutatore osserva il pubblico con la sua copertina sulle ginocchia...
-
Tano allora vuoi leggere si o no?-Silenzio in sala.
L'attore scrutatore osserva il pubblico con la sua copertina sulle ginocchia...
-
- Ma io sto leggendo...-
- Si ma non ti sento: qui siamo in 2 quindi non si legge in silenzio -
- Bhé, si che si può leggere in silenzio se si é in due: basta che uno si metta dietro - - E chi si mette dietro?-
- Chi non ha comprato il giornale -
- Ma io non voglio stare dietro! -
- Allora stai davanti -
- No. Leggimi tu le notizie -
- Ecco una notizia sui vecchi....-
Tano legge il racconto di questi anziani che nessuno vuole: i parenti dicono che non hanno spazio per i vecchi.
L'attore sovrappeso e borbottone, si snerva delle orride notizie e gli dice di smettere.
I due attori protagonisti sembrano una coppia sposata da anni: il marito sempre litigioso ed incazzato, la moglie che replica alle provocazioni ad intermittenza.
Tutti e due sanno bene che se uno venisse a mancare sarebbe la fine.
L'attore scrutatore lo vedo indossare la parte del marito scorbutico e Tano, più magro apparentemente più fragile, la moglie che lo aiuta e lo sostiene.
Ad un certo punto si alza un urlo:
- AIUTO, AIUTO, AIUTATEMI.... -
I due "sposini" si chiedono chi sarà mai...
- DICCI, CHI SEI? PERCHÉ URLI ? COSA TI HANNO FATTO?-
- Io non ho un nome, vengo sempre da luoghi diversi,...URLO perché l'unica cosa che mi é rimasta é la voce -.
Il signore sulla sedia dice:
- ma sai...anche se urli la la gente non ti ascolta -
Ecco che finalmente dopo insistenza, l'enigmatica presenza vocale sbuca dalla scatola posta sulla destra del palcoscenico.
Si scorge solo la testa, e racconta che dopo 20 anni non serva più all'azienda.
Si scorge solo la testa, e racconta che dopo 20 anni non serva più all'azienda.
Peggio ancora, sono andati a dire a sua moglie di non svegliarlo più al mattino in quanto non avrebbe più avuto il problema di alzarsi per andare al lavoro.
Ora c'è un trio di "derelitti": l'uomo scorbutico che sempre reclama ma che appena viene lasciato solo va alla ricerca di Tano.
E quest'ultimo signore che a tutti i costi vuole far pena alla gente al fine di raccimolare qualche cosa da mettere sotto i denti.
Ha provato in tutti modi a raggiungere un livello di pietà appetibile agli spettatori spietati (quali noi esseri umani):
farsi pestare, strisciare, nascondere un braccio per dare l'impressione di averne solo uno ma nulla é valso.
Mangiare sembra davvero una missione impossibile.
Ma ecco una scommessa che potrebbe fargli guadagnare del cibo:
la testa traboccante di pena dice di poter riconoscere sua madre: ma come direte voi?
la testa traboccante di pena dice di poter riconoscere sua madre: ma come direte voi?
Nei sacchi dell'immondizia posti intorno alla scatola che ospita lo sfortunato, sono contenuti dentiere, dentiere di tutte quelle persone che ormai non avendo cibo non necessitano neppure di denti.
Ed ecco che agguanta due dentiere: quella di sua madre, la dentiera piu bella (secondo il suo parere) e quella di Maria, la vicina e grande amica di sua madre.
Si apre la scomessa: se lo sventurato riuscirà a riconoscere sua madre gli verrà dato in dono un pezzo di pane verde.
Scommessa persa.
Scommessa persa.
Il pane se lo guadagna perché convinto dai due ad uscire finalmente allo scoperto: abbandona lo scatolone strisciando come un verme.
Sua tattica per farsi compatire e magari scambiato per un verme, venir pestato e così ancor di più compatito.
Sua tattica per farsi compatire e magari scambiato per un verme, venir pestato e così ancor di più compatito.
Tano ed il suo compagno rimangono nuovamente soli.
- Tano hai finito di svuotare il sacco?-
- Si ho finito? Ora é completamente vuoto - .
-Portami qui il sacco, voglio verificare -
- Tano, perché hai detto che il sacco é completamente vuoto?-
- Ma é così, é la verità -
- Guarda, guarda tu di persona -
- Infatti, é vuoto -
- Ma non vedi, non vedi che c'è il buio? -
I riflettori si spengono.
Silenzio.
L'oscurità mangia il pubblico ed il silenzio soffoca ogni razionale pensiero.
Applausi.
Lo spettacolo é terminato e gli attori avanzano sul palco per assaporare l'apprezzamento delle poche persone giunte a loro.
È ora di incamminarci fuori dal cortile...
in un altro cortile..quello esterno.
Qui incontriamo gli attori: lo scrutatore borbottone, Tano e la testa urlante!
Sembra di essere sul palcoscenico: questo perché la situazione non é differente da quella inscenata.
Gli attori si dicono demoralizzati dalla poca affluenza di pubblico, anche alla prima poche persone.
Non potranno ripetere questo spettacolo in Italia...hanno delle restrizioni: é un mondo difficile anche nell'ambito teatrale.
Si discute... facciamo loro i complimenti e quando mi rivolgo all'attore che guardava il pubblico dritto negli occhi, gli dico che ho avuto difficoltà a sostenere il suo sguardo.
- Ma scusi, ma come fa? -
- Non é assolutamente facile, anche perché non sai mai chi hai davanti. Iniziare una scena in silenzio é sempre una sorpresa: non sai come il pubblico possa reagire -
Si scopre che Tano é pugliese: lo si poteva dedurre dal suo accento.
La testa compassionevole si scopre avere un corpo e addirittura delle gambe che lo sostengono!
Pare una persona raffinata: occhiali da vista con montatura nera incorniciano i suoi piccoli occhi attenti e svegli.
Si apre una discussione sulla difficoltà nell'ambito teatrale di sfondare a livello internazionale.
Eccoci tutti nel cortile... a urlare le ingiustizie.
Posso dire di aver visto lo spettacolo due volte: la prima con in scena degli attori, la seconda
un dialogo tra spettatori e attori che tolta la maschera si scoprono per rivelare un aspetto differente.
L'uomo dallo sguardo penetrante si rivela una persona con occhi buoni,
Tano pare imbarazzato e quasi intimdito impugna una birra ed ogni tanto approva ciò che viene detto.
La testa compassionevole non suggerisce pietà, bensì ammirazione per il suo sapere.
Nonostante la differenza nell'aspetto tra il palcoscenico ed il cortile "esterno": nulla é cambiato.
Questo spettacolo non ha avuto la risonoanza che (a mio parere) merita.
Trovarci fuori al freddo con una sigaretta di compagnia e il gelo che ti invitava ad andartene...
ho pensato e, credo anche detto:
- Non vi é rimasta che la voce ed il buio!-
