Bellissimo incontro quello con Gino Paoli venerdì scorso.
Se volete dare uno sgaurdo al festival letterario vi indico un link utile.
http://www.chiassoletteraria.ch/2010/
Oltre ad aver assistito all'intervista di Paolo Giordano in cui raccontava il suo grande successo con il suo esordio (ed unico libro scritto fino ad ora "La solitudine dei numeri primi" ho avuto la possibilità di ascoltare attentamente Gino Paoli che mi ha davvero colpito nonostante non l'ho seguito ossessivamente durante la sua carriera.
Ho visto un uomo vissuto, che si é modellato con le sue mani e ciò che sgorgava dalla sua bocca sembravano essere parole colorate con l'inchiostro del cuore.
Non ho riscontrato alcun adulazione per se stesso, anzi molta umiltà senza che quest'ultima venisse sfoderata come un'arma a suo favore.
L'intervista é durata almeno un'ora (la potete vedere nel link sopra) e la risposta che ha dato ad una domanda molto complessa é stata di una semplicità quasi devastante!
"Signor Paoli, mi dica ma come si fa a non assuefarsi alla quotidianità e a cercare sempre di emozionarsi?"
Lui inizialmente attende a rispondere ammettendo la complessità della domanda dire quasi "esistenziale" e in modo naturale ribatte:
"Ricordo che quando ero piccolo mi divertivo a guardare un pezzo di orto, e lì in quel piccolo spazio di orto c'era più vita che intorno a me...il segreto sta nell'accorgersi.
Nell'accorgersi ogni giorno delle piccole cose, di non credere che tutto sia sottointeso o dovuto.
Questo suo intervento ed altro ancora mi hanno emozionato. Vedere il suo volto segnato dal tempo e la lentezza in cui percorreva il corridoio mi hanno trasmesso la tranquillità e la serenità di un uomo che nonostante la sua origine "uomo del popolo" si é imbarcato sull'onda del successo.
Senza però perdere il vero orizzonte: la vita per quello che é.
Grazie Gino per avermi fatto riflettere.
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