Svolazzando questa notte mi sono posata su di un personaggio
stravagante:
camminava indossando una grande maschera da clown ma nessuno
notava il suo volto nascosto.
Si divertiva molto…
giocava con tutti e
nessuno l’osservava in modo strano.
Erano affascinati dall’allegria che
sprigionava.
Questa voragine di emozioni lo attirava come il polline per le
api.
Lui si alimentava di sorrisi, di strette di mano e di abbracci con
persone mai incontrate prima.
Giunto a casa si tolse la maschera
da pagliaccio e scoprì che il suo vero volto era completamente rigato dalle
lacrime.
Ripensò agli sguardi incrociati e nello specchio si riflesse un
sorriso incoronato da occhi tristi.
All’istante si rese conto che tutto ciò
che aveva vissuto era dovuto ad un viso che non era il suo.
Appoggiò con cura
la gigantesca maschera sul comodino,
si coricò
e chiuse gli occhi.
Ma
il sonno era distante
come tutte quelle persone che prima gli erano
vicine.
Continuava a rigirarsi nel letto.
Prima da una parte
poi
dall’altra.
Si alzava vagando nella stanza:
avanti e indietro.
Indietro
e avanti.
Fissava un orizzonte lontano,
inesistente.
Parlava con la
luna che con un raggio illuminava la maschera sorridente.
Accecato da quel
sorriso
l’agguantò di scatto
la indossò ed uscì nel pieno delle
tenebre.
Di nuovo la gente era estasiata.
Lui però sentiva
dolore:
delle lacrime scavavano nella sua pelle.
Decise di correre via da
tutto e tutti
in una corsa senza meta
fuggiva lontano…
Silenzio.
Si bloccò sull’argine di un fiume che scorreva lentamente ad un ritmo che non
coincideva con l’ambiente circostante.
Gettò con gesto deciso e rapido la
maschera in quello scorrere pigro e costante.
Iniziò a
camminare,
lentamente
inseguendo la corrente del fiume.
Si rese conto
che
solo gli occhi dei gatti lo guardavano
solo le stelle lo
seguivano
solo la luna lo accompagnava con la sua luce.
Non c’era più
nessuno.
Ora vedeva.
Vedeva tutto.
Quello che doveva vedere.

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