Svolazzando questa notte mi sono posata su di un personaggio
stravagante:
camminava indossando una grande maschera da clown ma nessuno
notava il suo volto nascosto.
Si divertiva molto…
giocava con tutti e
nessuno l’osservava in modo strano.
Erano affascinati dall’allegria che
sprigionava.
Questa voragine di emozioni lo attirava come il polline per le
api.
Lui si alimentava di sorrisi, di strette di mano e di abbracci con
persone mai incontrate prima.
Giunto a casa si tolse la maschera
da pagliaccio e scoprì che il suo vero volto era completamente rigato dalle
lacrime.
Ripensò agli sguardi incrociati e nello specchio si riflesse un
sorriso incoronato da occhi tristi.
All’istante si rese conto che tutto ciò
che aveva vissuto era dovuto ad un viso che non era il suo.
Appoggiò con cura
la gigantesca maschera sul comodino,
si coricò
e chiuse gli occhi.
Ma
il sonno era distante
come tutte quelle persone che prima gli erano
vicine.
Continuava a rigirarsi nel letto.
Prima da una parte
poi
dall’altra.
Si alzava vagando nella stanza:
avanti e indietro.
Indietro
e avanti.
Fissava un orizzonte lontano,
inesistente.
Parlava con la
luna che con un raggio illuminava la maschera sorridente.
Accecato da quel
sorriso
l’agguantò di scatto
la indossò ed uscì nel pieno delle
tenebre.
Di nuovo la gente era estasiata.
Lui però sentiva
dolore:
delle lacrime scavavano nella sua pelle.
Decise di correre via da
tutto e tutti
in una corsa senza meta
fuggiva lontano…
Silenzio.
Si bloccò sull’argine di un fiume che scorreva lentamente ad un ritmo che non
coincideva con l’ambiente circostante.
Gettò con gesto deciso e rapido la
maschera in quello scorrere pigro e costante.
Iniziò a
camminare,
lentamente
inseguendo la corrente del fiume.
Si rese conto
che
solo gli occhi dei gatti lo guardavano
solo le stelle lo
seguivano
solo la luna lo accompagnava con la sua luce.
Non c’era più
nessuno.
Ora vedeva.
Vedeva tutto.
Quello che doveva vedere.
come soffi quasi impercettibili, leggeri e sottili poserò su questa pagina i miei pensieri raccolti fin d'ora. soffi che possono tramutarsi in gelide ventate o uragani inarrestabili. Pensieri, riflessioni, avventure e disavventure troveranno casa in questo sito. Ma io no, non mi fermerò mai.
Cerca nei soffi di pensieri
Festival di poesia
Sabato 14 aprile, dalle ore 15.00, si tiene il Festival di poesia “Europa in Versi. La cura della poesia”, alla Villa del Grumello.
Saranno presenti alcuni tra i maggiori poeti italiani e stranieri e relatori (medici, psicologi, sociologi) che si occupano di medical humanities e quindi anche della poesia come cura dei mali dell’anima. Sarà attiva anche una bottega di poesia: il poeta e critico letterario Mario Santagostini darà un parere a coloro che scrivono e desiderano avere un giudizio critico sui propri versi.
Non posso non resistere al richiamo della poesia..
Saranno presenti alcuni tra i maggiori poeti italiani e stranieri e relatori (medici, psicologi, sociologi) che si occupano di medical humanities e quindi anche della poesia come cura dei mali dell’anima. Sarà attiva anche una bottega di poesia: il poeta e critico letterario Mario Santagostini darà un parere a coloro che scrivono e desiderano avere un giudizio critico sui propri versi.
Non posso non resistere al richiamo della poesia..
Svegliarsi in un sogno
Questa notte ho fatto un sogno...
Mi trovavo in un bosco ed ero accoccolata tra le braccia di un albero.
La luce filtrava intensamente tra tutte le ramificazioni.
Godevo della luce del sole anche se nella realtà era notte.
Sentivo il bisbiglìo del vento, le foglie danzavano al suo ritmo e il cantico degli uccellini animava la musica del bosco.
Ero pacifica.
Non c’era nessuno.
Ad un tratto però la pace venne interrotta da un fruscìo proveniente da dietro di me.
Percepivo un rumore di passi che lentamente si avvicinava.
Pensavo si trattasse di un escursionista: un altro sognatore incappato nel mio sogno, oppure ero io che avevo invaso il suo.
Non mi voltai.
Speravo se ne andasse al più presto perché desideravo mantenere questa beata solitudine.
Attendevo tra le braccia dell’albero che l’anonima presenza svanisse.
Sembravo una statua di cera.
Ero immobile.
La mia schiena appoggiata al tronco e il viso rivolto al sole, quasi a pregare che nessuno destabilizzasse la mia quiete.
Non volevo quella presenza.
Il rumore diventava fastidioso: perché temporeggiava quest’uomo?
Cosa stava cercando?
Non era stagione di funghi.. anche se nell’immaginario tutto é possibile.
Ma non sembrava uno di quei sogni surreali; il bosco non presentava alcun aspetto fantastico se non quello di essere bosco e basta.
Gli alberi erano verdi e non si chinavano al mio passaggio, non vedevo volare strane creature, i fiori non parlavano tra di loro, i sentieri non strisciavano come serpenti.
Decisi di interrompere il mio dialogo con il sole e voltai lo sguardo verso l’origine del brusio… ecco che la presenza ignota apparve ai miei occhi: un camoscio.
Avanzava lentamente.
Lo seguivo con lo sguardo ma si nascondeva dietro agli alberi.
Ero sollevata che non fosse un essere umano ad interrompere la mia pace.
Mi alzai per seguirlo.
Quando si accorse della mia presenza cercò una via di fuga in alto, verso la cresta.
Poi si fermò e rimane fisso a fissarmi.
Restammo pochi secondi a guardarci.
Nel sogno sembrava un’eternità.
Capii di essere io l’intrusa.
Allora lo salutai osservandolo ancora un istante per poi vederlo pacatamente scomparire dietro la cresta.
Decisi di lasciare il sogno al camoscio e di svegliarmi.
Aprii gli occhi e invece che del calore del sole ero scaldata dal mio piumone.
Il cantico degli uccellini venne sostituito dal sottofondo musicale della radio.
Il sole che filtrava dai rami filtrava ora a scacchiera dalle tapparelle della camera.
Rimasi distesa sul letto ripensando all’incontro notturno.
Abbracciai il cuscino come volessi riappropriarmi del sogno ma invece del soffice guanciale percepii una superficie fredda.
Mi ritrovai tra le mani una fotografia: un camoscio mi fissava.

La luce filtrava intensamente tra tutte le ramificazioni.
Godevo della luce del sole anche se nella realtà era notte.
Sentivo il bisbiglìo del vento, le foglie danzavano al suo ritmo e il cantico degli uccellini animava la musica del bosco.
Ero pacifica.
Non c’era nessuno.
Ad un tratto però la pace venne interrotta da un fruscìo proveniente da dietro di me.
Percepivo un rumore di passi che lentamente si avvicinava.
Pensavo si trattasse di un escursionista: un altro sognatore incappato nel mio sogno, oppure ero io che avevo invaso il suo.
Non mi voltai.
Speravo se ne andasse al più presto perché desideravo mantenere questa beata solitudine.
Attendevo tra le braccia dell’albero che l’anonima presenza svanisse.
Sembravo una statua di cera.
Ero immobile.
La mia schiena appoggiata al tronco e il viso rivolto al sole, quasi a pregare che nessuno destabilizzasse la mia quiete.
Non volevo quella presenza.
Il rumore diventava fastidioso: perché temporeggiava quest’uomo?
Cosa stava cercando?
Non era stagione di funghi.. anche se nell’immaginario tutto é possibile.
Ma non sembrava uno di quei sogni surreali; il bosco non presentava alcun aspetto fantastico se non quello di essere bosco e basta.
Gli alberi erano verdi e non si chinavano al mio passaggio, non vedevo volare strane creature, i fiori non parlavano tra di loro, i sentieri non strisciavano come serpenti.
Decisi di interrompere il mio dialogo con il sole e voltai lo sguardo verso l’origine del brusio… ecco che la presenza ignota apparve ai miei occhi: un camoscio.
Avanzava lentamente.
Lo seguivo con lo sguardo ma si nascondeva dietro agli alberi.
Ero sollevata che non fosse un essere umano ad interrompere la mia pace.
Mi alzai per seguirlo.
Quando si accorse della mia presenza cercò una via di fuga in alto, verso la cresta.
Poi si fermò e rimane fisso a fissarmi.
Restammo pochi secondi a guardarci.
Nel sogno sembrava un’eternità.
Capii di essere io l’intrusa.
Allora lo salutai osservandolo ancora un istante per poi vederlo pacatamente scomparire dietro la cresta.
Decisi di lasciare il sogno al camoscio e di svegliarmi.
Aprii gli occhi e invece che del calore del sole ero scaldata dal mio piumone.
Il cantico degli uccellini venne sostituito dal sottofondo musicale della radio.
Il sole che filtrava dai rami filtrava ora a scacchiera dalle tapparelle della camera.
Rimasi distesa sul letto ripensando all’incontro notturno.
Abbracciai il cuscino come volessi riappropriarmi del sogno ma invece del soffice guanciale percepii una superficie fredda.
Mi ritrovai tra le mani una fotografia: un camoscio mi fissava.

Allora non capii più quale fosse stato il sogno…
l’esperienza del bosco o il risveglio nella mia stanza?
Mondo a colori...
L'amore sotto ogni forma mostra il lato colorato della vita....
Foto scattata a Malta (St. Julien - 16.03 - 19.03.2012)
Foto scattata a Malta (St. Julien - 16.03 - 19.03.2012)
Vorrei essere
Vorrei essere
forte come un tronco
Romantica
quanto un'alba
Discreta
come una radice
luminosa
come il sole
Dura
come una roccia
Dolce
come un cantico di un pettirosso
Costante
come il flusso del fiume
Sensibile
come il pianto della pioggia
Eterea
come un sempreverde
Libera
come un gabbiano
Infinita
come il cielo
Sorridente
come il disegno di una mezza luna
Amata
come un cane ama il suo padrone
Desiderata
come le stelle la notte
Viva
quanto un deserto che si risveglia nelle tenebre
per scoprire i suoi lati nascosti
Vorrei essere
un granello di quel deserto che fa la differenza.
Vorrei
Desidero
Sogno
Amo illusioni
forte come un tronco
Romantica
quanto un'alba
Discreta
come una radice
luminosa
come il sole
Dura
come una roccia
Dolce
come un cantico di un pettirosso
Costante
come il flusso del fiume
Sensibile
come il pianto della pioggia
Eterea
come un sempreverde
Libera
come un gabbiano
Infinita
come il cielo
Sorridente
come il disegno di una mezza luna
Amata
come un cane ama il suo padrone
Desiderata
come le stelle la notte
Viva
quanto un deserto che si risveglia nelle tenebre
per scoprire i suoi lati nascosti
Vorrei essere
un granello di quel deserto che fa la differenza.
Vorrei
Desidero
Sogno
Amo illusioni
Sono morta
Il giorno oggi per me
é come fosse la notte.
Nel sole non vedo luce
ma un bagliore che mi acceca
e rende tenebrosa la giornata.
Una lacrima mi percorre il volto
e la gente attorno a me
continua parlare.
Sono morta
eppure i cavalli sono al galoppo e
gli uccellini non smettono di cantare.
Sto urlando in silenzio eppure
gli alberi non si muovono
ed il fiume non si arresta:
continua a socrrere lentamente
costantemente
ed io no.
Mi sono arrestata, il mio cuore
ha smesso di battere
e non ho fiato per respirare.
Cerco ossigeno nel vento
ma la bocca é serrata
perché
le parole si sono esaurite.
Mi sento analfabeta
incapace di farmi capire.
Mi sento un quadro astratto
che la gente vede
ma non capisce.
Le mie mani
vorrebbero stringere le tue mani
ma
tu non ci sei già più.
Le mie labbra
vorrebbero incontrare le tue
ma tu non ci sei già più.
I miei occhi
vorrebbero affogare nel blu profondo dei tuoi
ma
il tuo sguardo non lo incrocerò mai più.
Il mio corpo
vorrebbe sentire il tuo
ma già tu ti sei allontanato.
Forse non ci sei mai stato
ma ho voluto credere in qualcosa di grande...
più di tutto il mondo messo insieme,
in qualcosa che nemmeno la natura mi può regalare.
Pensavo di poterti vivere
non solo tra le lenzuola
ma andare oltre al terreno.
Invece era tutta un'illusione.
Tu mi cercavi,
io mi sono avvicinata
piano
piano e
poi come un topo quando sta per afferrare il formaggio
tu hai fatto scattare l'ingranaggio
e mi ha intrappolato.
Ed
io
immobile
non ti vedevo più e
ti cercavo.
Ma solo
il vuoto
era rimasto,
non intorno a me ma dentro di me.
Ora sono
sola,
come lo ero prima
ma credevo
mi convincevo
che tu stavi e potevi riempire il mio cuore
che puslava e batteva impalpabile
per ogni tuo gesto
sguardo
sorriso
parola
e silenzio.
Ora il mio cuore é rosso di sangue
e ogni goccia che sgorga da esso
svuota la mia anima.
E
le mani mi tremano
gli occhi sono gonfi
le parole non esistono più.
Perché
sono morta
e nessuno se n'é accorto
... attendo la rinascita.
é come fosse la notte.
Nel sole non vedo luce
ma un bagliore che mi acceca
e rende tenebrosa la giornata.
Una lacrima mi percorre il volto
e la gente attorno a me
continua parlare.
Sono morta
eppure i cavalli sono al galoppo e
gli uccellini non smettono di cantare.
Sto urlando in silenzio eppure
gli alberi non si muovono
ed il fiume non si arresta:
continua a socrrere lentamente
costantemente
ed io no.
Mi sono arrestata, il mio cuore
ha smesso di battere
e non ho fiato per respirare.
Cerco ossigeno nel vento
ma la bocca é serrata
perché
le parole si sono esaurite.
Mi sento analfabeta
incapace di farmi capire.
Mi sento un quadro astratto
che la gente vede
ma non capisce.
Le mie mani
vorrebbero stringere le tue mani
ma
tu non ci sei già più.
Le mie labbra
vorrebbero incontrare le tue
ma tu non ci sei già più.
I miei occhi
vorrebbero affogare nel blu profondo dei tuoi
ma
il tuo sguardo non lo incrocerò mai più.
Il mio corpo
vorrebbe sentire il tuo
ma già tu ti sei allontanato.
Forse non ci sei mai stato
ma ho voluto credere in qualcosa di grande...
più di tutto il mondo messo insieme,
in qualcosa che nemmeno la natura mi può regalare.
Pensavo di poterti vivere
non solo tra le lenzuola
ma andare oltre al terreno.
Invece era tutta un'illusione.
Tu mi cercavi,
io mi sono avvicinata
piano
piano e
poi come un topo quando sta per afferrare il formaggio
tu hai fatto scattare l'ingranaggio
e mi ha intrappolato.
Ed
io
immobile
non ti vedevo più e
ti cercavo.
Ma solo
il vuoto
era rimasto,
non intorno a me ma dentro di me.
Ora sono
sola,
come lo ero prima
ma credevo
mi convincevo
che tu stavi e potevi riempire il mio cuore
che puslava e batteva impalpabile
per ogni tuo gesto
sguardo
sorriso
parola
e silenzio.
Ora il mio cuore é rosso di sangue
e ogni goccia che sgorga da esso
svuota la mia anima.
E
le mani mi tremano
gli occhi sono gonfi
le parole non esistono più.
Perché
sono morta
e nessuno se n'é accorto
... attendo la rinascita.
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