Cerca nei soffi di pensieri

Meravigliosa notte


Luna


occhio di Polifemo


Stelle


plancton del cielo


Nuvole


barche fantasme


Ombre


figue discrete


La notte


meraviglioso mondo

Noia mortale

Noia mortale.
Lasciami stare.

Noia mortale.
Perché sento male?

Noia mortale.
Sono stanca di sognare.

Noia mortale.
Non sei affatto banale.

Noia mortale.
Non farmi affondare.

Noia mortale...
Non mi fai paura
perché della vita ho cura.

Che lo spettacolo abbia inizio!

Svolazzando questa notte mi sono posata su di un personaggio stravagante:
camminava indossando una grande maschera da clown ma nessuno notava il suo volto nascosto.
Si divertiva molto…
giocava con tutti e nessuno l’osservava in modo strano.
Erano affascinati dall’allegria che sprigionava.
Questa voragine di emozioni lo attirava come il polline per le api.
Lui si alimentava di sorrisi, di strette di mano e di abbracci con persone mai incontrate prima.
Giunto a casa si tolse la maschera da pagliaccio e scoprì che il suo vero volto era completamente rigato dalle lacrime.
Ripensò agli sguardi incrociati e nello specchio si riflesse un sorriso incoronato da occhi tristi.
All’istante si rese conto che tutto ciò che aveva vissuto era dovuto ad un viso che non era il suo.
Appoggiò con cura la gigantesca maschera sul comodino,
si coricò
e chiuse gli occhi.
Ma il sonno era distante
come tutte quelle persone che prima gli erano vicine.
Continuava a rigirarsi nel letto.
Prima da una parte
poi dall’altra.
Si alzava vagando nella stanza:
avanti e indietro.
Indietro e avanti.
Fissava un orizzonte lontano,
inesistente.
Parlava con la luna che con un raggio illuminava la maschera sorridente.
Accecato da quel sorriso
l’agguantò di scatto
la indossò ed uscì nel pieno delle tenebre.
Di nuovo la gente era estasiata.
Lui però sentiva dolore:
delle lacrime scavavano nella sua pelle.
Decise di correre via da tutto e tutti
in una corsa senza meta
fuggiva lontano…

Silenzio.

Si bloccò sull’argine di un fiume che scorreva lentamente ad un ritmo che non coincideva con l’ambiente circostante.
Gettò con gesto deciso e rapido la maschera in quello scorrere pigro e costante.
Iniziò a camminare,
lentamente
inseguendo la corrente del fiume.
Si rese conto che
solo gli occhi dei gatti lo guardavano
solo le stelle lo seguivano
solo la luna lo accompagnava con la sua luce.
Non c’era più nessuno.
Ora vedeva.
Vedeva tutto.
Quello che doveva vedere.

Festival di poesia

Sabato 14 aprile, dalle ore 15.00, si tiene il Festival di poesia “Europa in Versi. La cura della poesia”, alla Villa del Grumello.


Saranno presenti alcuni tra i maggiori poeti italiani e stranieri e relatori (medici, psicologi, sociologi) che si occupano di medical humanities e quindi anche della poesia come cura dei mali dell’anima. Sarà attiva anche una bottega di poesia: il poeta e critico letterario Mario Santagostini darà un parere a coloro che scrivono e desiderano avere un giudizio critico sui propri versi.

Non posso non resistere al richiamo della poesia..

Non sempre si vola...

Anche le farfalle smettono di volare.


Foto scattata l'8 aprile 2012 a Cragnio

Svegliarsi in un sogno

Questa notte ho fatto un sogno... Mi trovavo in un bosco ed ero accoccolata tra le braccia di un albero.
La luce filtrava intensamente tra tutte le ramificazioni.
Godevo della luce del sole anche se nella realtà era notte.
Sentivo il bisbiglìo del vento, le foglie danzavano al suo ritmo e il cantico degli uccellini animava la musica del bosco.
Ero pacifica.
Non c’era nessuno.
Ad un tratto però la pace venne interrotta da un fruscìo proveniente da dietro di me.
Percepivo un rumore di passi che lentamente si avvicinava.
Pensavo si trattasse di un escursionista: un altro sognatore incappato nel mio sogno, oppure ero io che avevo invaso il suo.
Non mi voltai.
Speravo se ne andasse al più presto perché desideravo mantenere questa beata solitudine.
Attendevo tra le braccia dell’albero che l’anonima presenza svanisse.
Sembravo una statua di cera.
Ero immobile.
La mia schiena appoggiata al tronco e il viso rivolto al sole, quasi a pregare che nessuno destabilizzasse la mia quiete.
Non volevo quella presenza.
Il rumore diventava fastidioso: perché temporeggiava quest’uomo?
Cosa stava cercando?
Non era stagione di funghi.. anche se nell’immaginario tutto é possibile.
Ma non sembrava uno di quei sogni surreali; il bosco non presentava alcun aspetto fantastico se non quello di essere bosco e basta.
Gli alberi erano verdi e non si chinavano al mio passaggio, non vedevo volare strane creature, i fiori non parlavano tra di loro, i sentieri non strisciavano come serpenti.
Decisi di interrompere il mio dialogo con il sole e voltai lo sguardo verso l’origine del brusio… ecco che la presenza ignota apparve ai miei occhi: un camoscio.
Avanzava lentamente.
Lo seguivo con lo sguardo ma si nascondeva dietro agli alberi.
Ero sollevata che non fosse un essere umano ad interrompere la mia pace.
Mi alzai per seguirlo.
Quando si accorse della mia presenza cercò una via di fuga in alto, verso la cresta.
Poi si fermò e rimane fisso a fissarmi.
Restammo pochi secondi a guardarci.
Nel sogno sembrava un’eternità.
Capii di essere io l’intrusa.
Allora lo salutai osservandolo ancora un istante per poi vederlo pacatamente scomparire dietro la cresta.
Decisi di lasciare il sogno al camoscio e di svegliarmi.
Aprii gli occhi e invece che del calore del sole ero scaldata dal mio piumone.
Il cantico degli uccellini venne sostituito dal sottofondo musicale della radio.
Il sole che filtrava dai rami filtrava ora a scacchiera dalle tapparelle della camera.
Rimasi distesa sul letto ripensando all’incontro notturno.
Abbracciai il cuscino come volessi riappropriarmi del sogno ma invece del soffice guanciale percepii una superficie fredda.
Mi ritrovai tra le mani una fotografia: un camoscio mi fissava.

Allora non capii più quale fosse stato il sogno…
l’esperienza del bosco o il risveglio nella mia stanza?

Mondo a colori...

L'amore sotto ogni forma mostra il lato colorato della vita....



Foto scattata a Malta (St. Julien - 16.03 - 19.03.2012)