Cerca nei soffi di pensieri

Il sogno di un uomo ridicolo di Emanuele Santoro

Venerdì sera sono andata a teatro da sola attratta dalla recensione dell'opera di Dostoevskij.
Ho deciso di andare sola perché un tema così delicato non avrei saputo con chi condividerlo.
Raggiunto il piccolo teatro scopro poche persone, alcune sole altre in compagnia.
Le persone sole non si parlano e cercano riparo dal confronto con l'altro leggendo dei prospetti e guardando i DVD esposti.

Finalmente si può entrare ad assistere allo spettacolo: Il Sogno di un uomo ridicolo di Dostoevskij reinterprato da Emanuele Santoro.
Un intero monologo.

Sono spaesata perché gli assistenti ci fanno percorrere un corridoio che porta dietro alle quinte..e per raggiungere le poltrone si é quindi costretti a salire sul palcoscenico: per  un istante saremo anche noi parte dello spettacolo, parte di quel sogno.

Prima di salire sul palcoscenico ci fanno attendere un istante affinché tutti raggiungano il dietro le quinte, intanto sbircio all'interno del teatro e scorgo un uomo vestito di bianco seduto si di una piattaforma sospesa a forma cubica, il suo volto é stravolo.. una catena avvolge il suo collo come un cappio al collo e le sue caviglie sono intrappolate da altre catene e non gli permettono di muoversi.

Finalmente possiamo accomodarci, passandoli accanto provo una strana sensazione perché lui osserva chiunque gli passi accanto, con lo sguardo stanco osserva la gente e io lo guardo anche quando mi siedo.

Sono sempre stato un uomo ridicolo, tutti hanno sempre riso di me e la cosa più terribile é che io me ne sono sempre reso conto, sono sempre stato cosciente di ciò.
Le prime parole di quest'uomo ingabbiato su di una prigione sospesa con una camicia di forza fanno eco nel piccolo teatro.
Anche i nostri volti sono illuminati - come se volesse sapere con chi ha a che fare.

Le luci si spengono e rimane lui solo...
Una notte decido di andare a fare una passeggiata e scorgo una stella tra le nuvole che macchiano il cielo..
Il racconto continua:
Quella stella così luminosa in mezzo a quella cupezza mi attirò.. ed iniziai a fissarla.
Finalmente la notte che tanto bramovo era arrivata, quella notte tanto attesa, quella stella mi ha convinto che sarebbe stata la notte giusta per farla finita con la rivoltella che custodivo in casa.
Un colpo secco alla testa e poi più niente.
Tutto si sarebbe spento e non avrei più dovuto soffrire.

Ma ecco che in quel momento di sollievo apparì una bambina, non la vidi subito perché ero immerso nei miei pensieri.. stavo già immaginando il momento in cui mi puntavo la rivoltella alle tempie.
Sentì qualcuno che tirava la mia giacca e piangente impolorava aiuto.. piangente urlava e chiedeva aiuto.
Io ho tentato di farla andare via, .. ho tentato di farle capire che non m'interessava nulla di quello che diceva: gridai -
lasciami stare, .. vattente.. ma lei niente, continuava.. insisteva e piangeva e piangeva.. allora io le ho detto VAI VIA.
a voce alta.

Tornato a casa, mi ritrovai solo e ripensai a quella bambina... come ho potuto scacciarla in quel modo e perché proprio la sera in cui ho deciso di farla finita lei ha fatto irruzione nella mia vita?
Ma la cosa che più mi preoccupava e non mi lasciava dormire.. come ho potuto provare pietà?
Come potevo avere sensi di colpa se da lì un secondo tutto il mondo si sarebbe spento?
Perché provavo queste emozioni di compassione se avevo deciso di farla finita?
L'indifferenza per tutto, l'indifferenza per le persone.. mi ha portato a pensare a questo gesto estremo.. eppure dopo l'incontro con quella bambina non riuscivo a prendere sonno...
Quella bambina mi aveva salvato.
Queste domande mi hanno bloccato e mi hanno impedito a prendere la rivoltella.

Nel medidabondare di questi pensieri il sonno mi raggiunse... e sognai di farla finita, un colpo secco al cuore non alla testa come avevo previsto ma al cuore.. e fu così che morì nel sogno.
Sentivo freddo ai piedi,
mi ritrovai in una bara ma riuscivo a sentire tutto ciò che accadeva intorno a me..
capivo che mi stanno sotterrando...
una goccia ad intervallo di un minuto cadeva puntuale sul mio occhio destro..
e mi dicevo:
- ma com'é possibile?
com'é possibile che sta avvendno tutto ciò?
Ora che ho avuto il coraggio di farla finita.. perché non posso riposare in pace?
Senza sofferenza? Senza dolore?
Perché devo subire questa tortura, goccia dopo goccia..
sento di impazzire e mi arrabbio su chi o cosa sta sopra di me..
mi arrabbio e sai cosa ti dico chiunque tu sia là sopra...
chiunque tu sia..
sappi che tutta la sofferenza che dovrò subire anche da morto.. tutto il dolore, la pena.. che dovrò subire anche da morto non sarà NULLA in confronto all'odio che io proverò per tutta la mia esistenza da morto-.

Ad un certo punto la bara si aprì ed una figura nera si chinò su di me, seguì questa figura.. e arrivammo in un luogo spaziale.. camminavo fluttuando.. e da lontano scorsi la stella luminosa che mi aveva convinto a spararmi. Era la stessa.
Ci avviciniamo sempre di più a quella stella e un pianeta attirò la mia attenzione:
- é la terra! - Mi dissi.
- Ma un'altra terra, non quella che ho lasciato-.
Era strano perché riuscivo a scorgere i confini dell'europa e gli oceani.. era identica al mondo terreno che mi ha portato tanta sofferenza.

In un istante mi ritrovai solo su questa terra,
la figura nera mi abbandonò.. la terra mi era familiare ma vi era qualcosa di diverso..
una luce illuminava tutto e tutti e rendeva solare e quasi spirtuale questo luogo.
Incontrai i primi abitanti di questo mondo ed anch'essi sprigionavano una luce particolare che mi colpiva dritta al cuore e mi fa ceva provare amore, solo amore.
Disegnati sui loro volti e scolpiti nei loro occhi vi era nient'altro che Amore.
Nel loro vocabolario non rientrava la parola
gelosia,
dolore,
sofferenza,
menzogna,
invidia.. tutto ciò non esisteva.
Loro si avvicinarono a me.. tentai di farmi capire.. volevo spiegare loro da dove venivo,
quello che ho dovuto patire, le sofferenza, i pianti, la solitudine..
e loro mi guardano con i loro volti illuminati..
ma non capivano nulla.
Io invece di arrabbiarmi, invece di essere scocciato riesciuvo solo a provare amore per questa gente.
Gli osservavo e notavo che parlavano e guardavano gli alberi come se fossero persone, trattavano la natura con rispetto.
Tutto fù così sconvolgente per me.. mi resi conto di quanto mi ero perso sulla terra..
quante albe ho evitato,
quanti tramonti mi sono scordato di osservare...

Tutto era così semplice su questa terra..
mi resi conto che questo popolo non aveva tutta la scienza e conoscienza presente sulla mia vecchia terra..
in quel momento mi rimbalzarono alla mente queste parole "
solo attraverso la sofferenza é possibile raggiungere la felicità" -
" solo attraverso la conoscienza di se é possibile raggiungere uno stato pacifico " 
" solo attraverso una conoscienza universale é possibile scopire la verità assoluta"....
Queste parole così eloquenti non aevano più alcun significato...
mi dissi: - ma quale scienza?.. ma quale conoscienza...?
queste persone così semplici.. senza alcun tipo di elucubrazioni.. sono felici, colmi
di amore.. -.

Il tempo trascorse ed io anche qui riuscii rovinare tutto...
Dovete sapere che ho fatto una cosa orribile..
ho fatto una cosa tremenda..
sapete che ho fatto a questi esseri così speciali?
GLI HO CORROTTI
si avete capito bene GLI HO CORROTTI.
Ho spiegato loro cosa significasse la menzogna..
ho spiegato loro cosa volesse dire la la sensualità
e grazie alla sensualità hanno capito cosa significasse la gelosia e l'invidia...
e l'invidia ha portato alle alleanze
gli  uni contro gli altri...
e alle guerre...

Ho distrutto il loro mondo... ed io mi sono sentito di nuovo inutile.. gli ho pregati che mi crocifiggessero.. e loro... ridevano di me..
ho tentato di spiegarli che dovevano ritornare come erano un tempo
PURI
SEMPLICI
UMILI
AMOREVOLI
MISERICORDIOSI
ma loro non capivano
ed hanno iniziato a ridere di me.. come fossi un uomo ridicolo, ancora.
Così hanno detto che non avrebbero mai più avuto bisogno di me.

Capite?
Capite cos'ho fatto?
Ma sapete ... nessuno mi vuole credere.. nessuno vuole credere che ho fatto questo sogno.. tanto meno loro
Loro dicono che io ho mi sono inventato tutto.. che non ho fatto questo sogno,

Dalla mia poltroncina osservo l'attore che tenta di liberarsi dalla catente, cerca in tutti modi
di liberarsi dalla camicia di forza.. seguo il suo sguardo per cercare "loro", quelli che non gli vogliono credere. Quelli che l'hanno rinchiuso nel manicomio.

Il monologo continua:
-e se anche fosse? E se anche non avessi fatto quel sogno?
Io ho scoperto la verità grazie a questo sogno.
E se avessi fatto questo sogno.. e avessi successivamente aggiunto i dettagli... che importa?
Ho visto la verià...
ma loro non mi vogliono credere.. e non m'importa.
Perché al mio risveglio tutto é cambiato per me.
Vedo tutto sotto un'altra luce...

Il  mio cuore batte forte sono emozionata dal racconto
osservo l'attore sulla piattaforma sospesa.
Lui incatenato cerca di trasmettere quello che ha provato.. quello che ha capito,
eppure nessuno gli crede.

Il pubblico é silenzioso e assorto.. lo spettacolo si conlude e tutti stanno zitti.
Nessuno osa muoversi, ed un assistente spezza il silenzio " da questa parte, qui é l'uscita".
Io non riesco a muovermi, é come se la forza di gravità mi tenesse ancora attaccata alla poltrona.. é come se avessi paura a varcare l'uscita per imbattermi in un mondo che non capirebbe.
Preferireri starmene seduta, in questo luogo e digerire le parole.

Di nuovo l'attore osserva la gente, con quello sguardo stanco di chi ha vissuto molto
.. finalmente mi alzo, nessuno applaude
é come se avessimo viaggiato
é come se fossimo impauriti ad applaudire per rispetto alla morte vissuta nel sogno...
é come se con il silenzio volessimo testimoniare e sottolineare la profondità del monologo.
Ma qualcuno spezza il silenzio.. con un timido applauso.
Alcune persone sono già uscite.. io mi aggiungo all'applauso e osservo l'attore che però sembra ancora
scosso dalla sua interpretazione. Da lontano ho hnotato il luccichio delle sue lacrime.
Ancora si trova sul cubo sollevato incatenato.

Esco dal teatro.. in silenzio ed in silenzio percorro tutta la strada di casa.
Alzo lo sguardo ed osservo le stelle..
sono in un sogno?
A dispetto del racconto vedo molte stelle.. e non vi sono nuvole a coprire il luccichio delle costellazioni..
e loro non mi suggeriscono gesti estremi bensì
speranza
speranza che la luce
esista anche qui
su questa terra
la nostra terra
ed é possibile scorgerla
solo grazie all'umiltà
apprezzando ogni istante senza porsi troppi interrogativi.



Amore a distanza

Vorrei abbracciarti
ma trovo conforto tenendo stretto il cuscino
vorrei averti accanto
per sentire la tua voce
ma mi accontento di ascoltare la musica
sognandoti
vorrei parlarti e dichiarami
ma racchiudo nel mio intimo ogni sensazione
per non rischiare di bruciarmi
vorrei
desidero
sogno
vivo
e tu
dove sei?
lontano chilometri
vicino
nel mio cuore
nei miei pensieri
nei miei respiri
nei miei sguardi...
che si perdono in lontananza alla ricerca di
te
non voglio fermarmi
corro
nuoto
lavoro
faccio di tutto pur di non soffermarmi troppo a pensarti
perché la lontananza
a volte é troppa sofferenza
a volte invece mi permette di desiderarti
sempre di più
con la stessa emozione che un bambino prova
quando scarta un regalo

il cuore batte
gli occhi luccicano
tu
io
niente é più importante
se non viverci
per me il resto non conta
non posso
non riesco ad  urlarlo
perché ho paura
di provare delle sensazioni non condivise
ho sempre rincorso relazioni autodistruttive
sapendo che avrebbero avuto una fine.
mentre ora
vorrei
con tutta me stessa
stringere la tua mano
e con te
camminare
passo dopo passo
ogni sentiero della vita
senza paura
se non quella della paura stessa

perché ti adoro
perché mi fai sognare
perché mi regali con i tuoi sguardi
sensazioni mai vissute
perché sei delicato
perché mi hai stregata

eppure
ora
sono nella mia stanza
con luce spenta
e musica ad alto volume
per cercare un modo di avvicinarmi a te
vorrei che i miei pensieri
avvolgessero i tuoi
come un serpente
avvolge alla propria preda

però senza ferirla
solo attorcigliando la mia anima
alla tua

perché quello che provo
non ha confini
non si può toccare
non si può consumare e buttare
é
qualcosa
di più

come una nuvola
che cambia forma e colore
io sono per te

mi manchi

Lacrime di resina

Piangi
se questo può aiutarti
senza paura
di mostrare la fragilità a te stesso

Non piangere se
chi hai davanti non capirebbe...
sarebbe come mostrare ad un cieco
un tramonto infuocato

Piangi
se le lacrime ti allegeriscono il peso
di qualcosa non tramutabile in parole

Non piangere se venissi compatita
perché gli sciacalli si cibano di carcasse
e tu non sei morta

Piangi
perché anche gli alberi lo fanno
la resina sui tronchi
sono lacrime silenziose

Ed io lacrimo resina
silenziosamente
la mente
vaga
nella disperazione
senza perdere
la ragione

Mi aggrappo
ad un ramo anch'esso inzuppato di resina
le mani si mescolano
nella colla di resina
le avvicino al volto
e scopro avvolto da resina

silenziosa piango
silenziosa soffro
perché quel gabbiano vola così in alto ed io sono
qui sotto?
Lancio una lacrima
che come un proiettile
vibra nel cielo
e una raggio di sole la colpisce
creando un riflesso potente che
va ad illuminare il gabbiano
ed io
guardo il mondo da quella lacrima
e vedo un microcosmo
racchiusa nella mia lacrima di resina
il gabbiano ora non é lontano
é racchiuso nella mia lacrima
ed io prendo il volo
con lui.





La solitudine

La solitudine é peggiore
se accanto hai qualcuno che ti tiene la mano

La solitudine é mortale
quando spezzata da parole e risate di persone distanti

La solitudine é infernale
quando fuori dalle lenzuola vi é una voragine a dividervi

La solitudine é incompresa
se colui che dice di amarti non scorge la tua lacrima sul volto

La solitudine é una condizione che può ucciderti lentamente

La solitudine é una mano che stringe sempre di più la mia gola
e mi fa soffocare senza
poter proferire parola
ed un urlo silenzioso
si dirama e vibra nell'universo senza che alcun individuo
si smuova
solo le foglie reagiscono
cadendo
da alberi secchi

una foglia che cade
la vedo
la seguo
la raggiungo
e penso
che ci sia uno specchio
mi vedo
cadere
e dolcemente
posarmi sul suolo
e lì
morire
nella speranza che il vento mi rapisca
per portarmi lontano
in un luogo non ancora creato e mai esistito
dove odio - paura - sofferenza - nulla di tutto ciò abbia significato

lacrima calda
sfregia
la mia gota
per disegnare e calpestare il mio cuore
che cuore non é più

emozioni mi assalgono
come lupi
affammati si lanciano su una preda innocente

sangue sgorga dall'anima
svuotata
esausta
calpestata
usata
maltrattata
deturpata
sfregiata
mangiata
sputata

maniacale
é il mio amore
non nell'ossessione
ma nella purezza

foglia che cade
incontra il suolo
ed io mi chino
la colgo.

Non sono sola.