Questa notte ho fatto un sogno...
Mi trovavo in un bosco ed ero accoccolata tra le braccia di un albero.
La luce filtrava intensamente tra tutte le ramificazioni.
Godevo della luce del sole anche se nella realtà era notte.
Sentivo il bisbiglìo del vento, le foglie danzavano al suo ritmo e il cantico degli uccellini animava la musica del bosco.
Ero pacifica.
Non c’era nessuno.
Ad un tratto però la pace venne interrotta da un fruscìo proveniente da dietro di me.
Percepivo un rumore di passi che lentamente si avvicinava.
Pensavo si trattasse di un escursionista: un altro sognatore incappato nel mio sogno, oppure ero io che avevo invaso il suo.
Non mi voltai.
Speravo se ne andasse al più presto perché desideravo mantenere questa beata solitudine.
Attendevo tra le braccia dell’albero che l’anonima presenza svanisse.
Sembravo una statua di cera.
Ero immobile.
La mia schiena appoggiata al tronco e il viso rivolto al sole, quasi a pregare che nessuno destabilizzasse la mia quiete.
Non volevo quella presenza.
Il rumore diventava fastidioso: perché temporeggiava quest’uomo?
Cosa stava cercando?
Non era stagione di funghi.. anche se nell’immaginario tutto é possibile.
Ma non sembrava uno di quei sogni surreali; il bosco non presentava alcun aspetto fantastico se non quello di essere bosco e basta.
Gli alberi erano verdi e non si chinavano al mio passaggio,
non vedevo volare strane creature,
i fiori non parlavano tra di loro,
i sentieri non strisciavano come serpenti.
Decisi di interrompere il mio dialogo con il sole e voltai lo sguardo verso l’origine del brusio…
ecco che la presenza ignota apparve ai miei occhi: un camoscio.
Avanzava lentamente.
Lo seguivo con lo sguardo ma si nascondeva dietro agli alberi.
Ero sollevata che non fosse un essere umano ad interrompere la mia pace.
Mi alzai per seguirlo.
Quando si accorse della mia presenza cercò una via di fuga in alto, verso la cresta.
Poi si fermò e rimane fisso a fissarmi.
Restammo pochi secondi a guardarci.
Nel sogno sembrava un’eternità.
Capii di essere io l’intrusa.
Allora lo salutai osservandolo ancora un istante per poi vederlo pacatamente scomparire dietro la cresta.
Decisi di lasciare il sogno al camoscio e di svegliarmi.
Aprii gli occhi e invece che del calore del sole ero scaldata dal mio piumone.
Il cantico degli uccellini venne sostituito dal sottofondo musicale della radio.
Il sole che filtrava dai rami filtrava ora a scacchiera dalle tapparelle della camera.
Rimasi distesa sul letto ripensando all’incontro notturno.
Abbracciai il cuscino come volessi riappropriarmi del sogno ma invece del soffice guanciale percepii una superficie fredda.
Mi ritrovai tra le mani una fotografia: un camoscio mi fissava.
Allora non capii più quale fosse stato il sogno…
l’esperienza del bosco o il risveglio nella mia stanza?