Terminato il lavoro
vado in paradiso...
il sole mi scalda
il suono delle onde
accompagnano musica
di suonatori stonati
fumo di una sigaretta
che lentamente si consuma
in un ritmo
lento e
tranquillo di una giornata
scandita dal correre di gente frenetica
seguo l'andamento delle onde
per sincronizzarmi al giusto ritmo da seguire
osservo le anatre che si riposano
abbandonate al lago...
mi rammentano la natura pacifica
dell'uomo
i pensieri fluiscono
e li vaporizzo
lasciandoli andare
rimane il respiro
il battito del cuore
il richiamo degli uccelli
le onde incantatrici
mi vogliono raggiungere
una pianta stanca
poggia l'estremità dei rami sul profilo del lago
beate
gioiscono ondeggiando
ingelosendo così
il capo dell'albero che subisce
una brezza calda
i sassi sembrano lucertole fossilizzate
fisse a impregnarsi dell'energia dei raggi del solari
regalano agli ospiti curiosi
un calore soffocante se sommato all'aria pesante
guardo il cielo
che ammiccandomi
fa risplendere come un fuoco
il pianeta sole disegnando un gioco
di luce che filtra nell'acqua
Acqua
e
fuoco
ora si abbracciano.
22 agosto ore 18.00 Brusino Arsizio
come soffi quasi impercettibili, leggeri e sottili poserò su questa pagina i miei pensieri raccolti fin d'ora. soffi che possono tramutarsi in gelide ventate o uragani inarrestabili. Pensieri, riflessioni, avventure e disavventure troveranno casa in questo sito. Ma io no, non mi fermerò mai.
Cerca nei soffi di pensieri
amare per non naufragare
cosa fare per amare
mi sembra di naufragare in un mare
sono stanca
di vivere così intensamente
con la mente
ogni gesto
ogni parola
e sola
ancora
vorrei non essere solo
abbracciata
ma vorrei essere amata
e stimata, soprattutto
rispettata
invece sono lontana
dalla tana
calda che vorrei mi accogliesse
e se lui bevesse
per rallegararsi
invece di parlarsi
perché si fugge?
perché fuggo?
e mi distruggo
ancora una volta
sogno
qualcosa
di così forte
che le porte
del mondo
si aprono
e tutto si ottenebra
quando un ciao
distante
di un amante
mi colpisce pesante
e affondo
sognando un mondo
ideale
ma non reale
sorseggio camomilla
e son brilla
della speranza
che la costanza
mi premierà
e lui mi amerà
ed io anch'io
mi sembra di naufragare in un mare
sono stanca
di vivere così intensamente
con la mente
ogni gesto
ogni parola
e sola
ancora
vorrei non essere solo
abbracciata
ma vorrei essere amata
e stimata, soprattutto
rispettata
invece sono lontana
dalla tana
calda che vorrei mi accogliesse
e se lui bevesse
per rallegararsi
invece di parlarsi
perché si fugge?
perché fuggo?
e mi distruggo
ancora una volta
sogno
qualcosa
di così forte
che le porte
del mondo
si aprono
e tutto si ottenebra
quando un ciao
distante
di un amante
mi colpisce pesante
e affondo
sognando un mondo
ideale
ma non reale
sorseggio camomilla
e son brilla
della speranza
che la costanza
mi premierà
e lui mi amerà
ed io anch'io
Pensiero altrui
Nessun pensiero
mi fece pensare
che un pensiero altrui
pensasse
al mio pensiero.
Perché quindi pensare?
Meglio non pensare
perché tanto il sol pensare
non cambia le cose.
mi fece pensare
che un pensiero altrui
pensasse
al mio pensiero.
Perché quindi pensare?
Meglio non pensare
perché tanto il sol pensare
non cambia le cose.
Meravigliosa notte
Noia mortale
Noia mortale.
Lasciami stare.
Noia mortale.
Noia mortale.
Sono stanca di sognare.
Noia mortale.
Non sei affatto banale.
Noia mortale.
Non farmi affondare.
Noia mortale...
Non mi fai pauraperché della vita ho cura.
Che lo spettacolo abbia inizio!
Svolazzando questa notte mi sono posata su di un personaggio
stravagante:
camminava indossando una grande maschera da clown ma nessuno notava il suo volto nascosto.
Si divertiva molto…
giocava con tutti e nessuno l’osservava in modo strano.
Erano affascinati dall’allegria che sprigionava.
Questa voragine di emozioni lo attirava come il polline per le api.
Lui si alimentava di sorrisi, di strette di mano e di abbracci con persone mai incontrate prima.
Giunto a casa si tolse la maschera da pagliaccio e scoprì che il suo vero volto era completamente rigato dalle lacrime.
Ripensò agli sguardi incrociati e nello specchio si riflesse un sorriso incoronato da occhi tristi.
All’istante si rese conto che tutto ciò che aveva vissuto era dovuto ad un viso che non era il suo.
Appoggiò con cura la gigantesca maschera sul comodino,
si coricò
e chiuse gli occhi.
Ma il sonno era distante
come tutte quelle persone che prima gli erano vicine.
Continuava a rigirarsi nel letto.
Prima da una parte
poi dall’altra.
Si alzava vagando nella stanza:
avanti e indietro.
Indietro e avanti.
Fissava un orizzonte lontano,
inesistente.
Parlava con la luna che con un raggio illuminava la maschera sorridente.
Accecato da quel sorriso
l’agguantò di scatto
la indossò ed uscì nel pieno delle tenebre.
Di nuovo la gente era estasiata.
Lui però sentiva dolore:
delle lacrime scavavano nella sua pelle.
Decise di correre via da tutto e tutti
in una corsa senza meta
fuggiva lontano…
Silenzio.
Si bloccò sull’argine di un fiume che scorreva lentamente ad un ritmo che non coincideva con l’ambiente circostante.
Gettò con gesto deciso e rapido la maschera in quello scorrere pigro e costante.
Iniziò a camminare,
lentamente
inseguendo la corrente del fiume.
Si rese conto che
solo gli occhi dei gatti lo guardavano
solo le stelle lo seguivano
solo la luna lo accompagnava con la sua luce.
Non c’era più nessuno.
Ora vedeva.
Vedeva tutto.
Quello che doveva vedere.
camminava indossando una grande maschera da clown ma nessuno notava il suo volto nascosto.
Si divertiva molto…
giocava con tutti e nessuno l’osservava in modo strano.
Erano affascinati dall’allegria che sprigionava.
Questa voragine di emozioni lo attirava come il polline per le api.
Lui si alimentava di sorrisi, di strette di mano e di abbracci con persone mai incontrate prima.
Giunto a casa si tolse la maschera da pagliaccio e scoprì che il suo vero volto era completamente rigato dalle lacrime.
Ripensò agli sguardi incrociati e nello specchio si riflesse un sorriso incoronato da occhi tristi.
All’istante si rese conto che tutto ciò che aveva vissuto era dovuto ad un viso che non era il suo.
Appoggiò con cura la gigantesca maschera sul comodino,
si coricò
e chiuse gli occhi.
Ma il sonno era distante
come tutte quelle persone che prima gli erano vicine.
Continuava a rigirarsi nel letto.
Prima da una parte
poi dall’altra.
Si alzava vagando nella stanza:
avanti e indietro.
Indietro e avanti.
Fissava un orizzonte lontano,
inesistente.
Parlava con la luna che con un raggio illuminava la maschera sorridente.
Accecato da quel sorriso
l’agguantò di scatto
la indossò ed uscì nel pieno delle tenebre.
Di nuovo la gente era estasiata.
Lui però sentiva dolore:
delle lacrime scavavano nella sua pelle.
Decise di correre via da tutto e tutti
in una corsa senza meta
fuggiva lontano…
Silenzio.
Si bloccò sull’argine di un fiume che scorreva lentamente ad un ritmo che non coincideva con l’ambiente circostante.
Gettò con gesto deciso e rapido la maschera in quello scorrere pigro e costante.
Iniziò a camminare,
lentamente
inseguendo la corrente del fiume.
Si rese conto che
solo gli occhi dei gatti lo guardavano
solo le stelle lo seguivano
solo la luna lo accompagnava con la sua luce.
Non c’era più nessuno.
Ora vedeva.
Vedeva tutto.
Quello che doveva vedere.
Festival di poesia
Sabato 14 aprile, dalle ore 15.00, si tiene il Festival di poesia “Europa in Versi. La cura della poesia”, alla Villa del Grumello.
Saranno presenti alcuni tra i maggiori poeti italiani e stranieri e relatori (medici, psicologi, sociologi) che si occupano di medical humanities e quindi anche della poesia come cura dei mali dell’anima. Sarà attiva anche una bottega di poesia: il poeta e critico letterario Mario Santagostini darà un parere a coloro che scrivono e desiderano avere un giudizio critico sui propri versi.
Non posso non resistere al richiamo della poesia..
Saranno presenti alcuni tra i maggiori poeti italiani e stranieri e relatori (medici, psicologi, sociologi) che si occupano di medical humanities e quindi anche della poesia come cura dei mali dell’anima. Sarà attiva anche una bottega di poesia: il poeta e critico letterario Mario Santagostini darà un parere a coloro che scrivono e desiderano avere un giudizio critico sui propri versi.
Non posso non resistere al richiamo della poesia..
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