come soffi quasi impercettibili, leggeri e sottili poserò su questa pagina i miei pensieri raccolti fin d'ora. soffi che possono tramutarsi in gelide ventate o uragani inarrestabili. Pensieri, riflessioni, avventure e disavventure troveranno casa in questo sito. Ma io no, non mi fermerò mai.
Cerca nei soffi di pensieri
Gabbiano in volo
volare
mi sembra di volare
inizio a sentire
a vedere
mi sento
un gabbiano
in volo
e
le persone che
mi passano
accanto
sono passanti
che mi sfiorano
ma non mi toccano
gli sguardi
che incontro
non mi turbano;
l'esitazioni altrui
non mi destabilizzano
ma rafforzano
i sorrisi
non mi sconvolgono
facendomi credere
che una bocca aperta
sia sinonimo di
felicità
sono un gabbiano
in volo
e dall'alto
e dal basso
osservo
e partecipo
al palcoscenico
della
vita
Frasi da ripetersi per non mollare!
La forza sta nelle tue idee.
L'elasticità nella tua mente.
La resistenza nel tuo cuore.
Cervello alieno

Corpi che si muovono, che si odiano, che si abbracciano, che si amano, corpi immobili, vegetali, morti.
Corpi appariscenti o discreti,
corpi diversi l'uno dall'altro costretti a vivere sulla terra a scontrarsi ad incontrarsi a toccarsi o sfiorarsi, corpi animati da fili invisibili manipolati dal cervello che con destrezza e furbizia comandono il nostro volere, decidono le nostre scelte, ossessionano la nostra pace, agitano i nostri pensieri.
Siamo corpi impotenti, siamo l'involucro del nostro capitano Cervello. Burattini che si lasciano sottomottere dalla onnipotenza del cervello.
Giorni felici, tristi, notti tranquille e notti insonne, il cervello scandisce il ritmo del giorno e della notte. Siamo succubi di lui, siamo succubi di noi stessi. Impotenti questo é quello che ci vuole far credere. bambole di porcellana che al minimo errore possono frantumarsi e morire per sempre a causa di lui: el loco cervello!
Ridere, piangere, parlare, zittirsi, ascoltare, guardare, osservare, mangiare, digiunare, bere, respiare, camminare, salutare, pensare, dormire, correre, amare, odiare, promettere, ragionare, scrivere: verbi che prendono vita grazie alla forza del cervello. verbi che scappano dal fglio quadrettato che li imprigiona a se e che fuggono rifugiandosi nei corpi che occupano il mondo. Sperano di trovare rifugio nei corpi ma la sentinella é sempre all'erta per donare vita al corpo. una vita d'illusioni: l'illusione di autonomia, felicità e di emancipazione perché l'artefice non sei tu ma il cervello. Non vi é via d'uscita: é una prigione a cielo aperto e sconfinare oltre le sbarre imposte dal cervello é impossibile.
Qualsiasi cosa tu faccia é solo il riflesso di ciò che lui ti ordina di fare.
siamo le sue puttane: destinate a venderci al suo volere. Ci sfrutta a suo piacimento e noi lo assecondiamo. Ma i corpi ribelli ci sono, si ribellano alla loro natura e credono di sfuggire alla manipolazione del cervello assumendo malto liquido: la birra. non chiede nulla se non di esser consumata: e sembra donarti la chiave che s'incastra perfettamente nella serratura dei tuoi pensieri.la birra ti regala in libertà la libertà vigilata: é una finzione.
ora non sei più corpo ma sei una persona senza l'oppressione del cervello alieno: o forse é quello che lui ti vuole fare credere per rendere la tua prigionia meno sofferente.
Danza del lago
12.07.2008
Nuoto sola,
bracciata
dopo bracciata
avanzo
scivolando
sul filo dell'acqua
Avanzo
senza comprendere
se mi sono mossa
perché
non ho alcun
punto di riferimento.
Ma non m'importa
continuo
a nuotare sola e
accarezzo
l'acqua.
Il mio peso é impercettibile
e sento solo
la mia respirazione
ed il rumore
che le mie bracciate
producono a contatto
con l'acqua.
Nuoto
come
se danzassi
a ritmo
di una musica
sottile
ma potente.
Ed il mio cuore
scandisce il tempo
il mio battito
é una voce
che
mi dice di
continuare
e per non
smarrire questa
voce proveniente
dal cuore
continuo a
nuotare
fino a che
la musica
del lago
non si smorzerà
ed in testa
mi rimarrà quella
dolce
cantilena
che mi ha accompagnato
durante la mia sfida.
Sguardo di vita
Uno sguardo
i tuoi occhi che incontrano i suoi
la tua prospettiva della vita che incrocia la sua.
Due anime
che si abbracciano.
Non é guardarsi
non é studiarsi,
é sprofondare...
non nel fango,
neppure nella sabbia ma
in qualcosa di sconosciuto.
Non vuoi risalire,
non ci riesci.
Sensazioni ti innondano il
cuore:
é stato sufficiente uno
sguardo
per scatenare forti emozioni.
Negli occhi riesci a leggere
cose che una conversazione
non rivela.
E mentre sprofondi
resusciti
e tu con lui
ti svegli dal sogno della vita.
Finalmente sei viva,
e lui con
te.
ERA DESTINO
Mi trovo ad argomentare di un soggetto che fatalmente si è presentato a bussare la porta dei miei pensieri. Oggi sono qui che imprimo riflessioni riguardanti il destino su di un foglio: perché? Forse perché era destino?
Sorge la domanda: era destino?
L’interrogativo muta il senso del titolo concordato. L’immagine che si proietta ai miei occhi è visionaria ma esprime in sintesi la concezione di destino: scorgo un individuo con sembianze di formica apparentemente debole affacciata su di un burrone che si pone a precipizio sul mondo e quasi con difficoltà egli riesce a scorgere l’orizzonte.
Tutto ciò che viene dopo il burrone è a lui sconosciuto. Egli riesce a definire le forme delle cose, interpreta il paesaggio che incontra, varca porte che mai prima d’ora aveva osato valicare…ma per opera di chi avviene tutto ciò?
La suddetta tesi si può tramutare in una pioggia di interrogativi e l’unico modo per ripararmi da questa perturbazione mentale è quella di aprire l’ombrello della mia convinzione accresciuta dall’esperienza vissuta interpretata secondo la mia chiave di lettura.
ERA DESTINO. È un dato di fatto. Qualcosa di immutabile conseguente all’attuazione di singoli eventi che sommandoli si concludono in un evento predeterminato. Così come il destino è stato letto nelle diverse epoche in chiavi differenti la sostanza rimane la medesima. Noi in quanto esseri umani siamo pupazzi comandati da un burattinaio che si diletta a farci danzare a ritmo del ciclo vitale. I fili invisibili ci sostengono, ci fanno vacillare, danzare, si posssono spezzare definitivamente ma anche aggiustare secondo il proprio credo religioso. Già fin dall’antica Grecia il fato, da scindere dalla definizione di destino era un concetto che nemmeno gli dei potevano sfidare. L’uomo nemmeno attraverso la propria volontà poteva mutare il corso degli eventi. Concetto che si distingue da destino ove un velo di speranza abbraccia l’esistenza umana in quanto l’individuo attraverso la propria volontà ha ancora la possibilità di decidere il destino assegnatoci.
Quest’ultima definizione lascia spazio alla libertà d’arbitrio nella quale il disegno divino dipinto da Dio può essere ancora arricchito o abbruttito dal pittore stesso: noi. Non desidero soffermarmi sulla terminologia di destino in quanto definire è si importante per circoscrivere il significato del termine ma preclude anche l’ingabbiamento al discorso che bramo nel lasciarlo scorrere come foglia al vento senza una destinazione.
Nascere.
Crescere.
Mangiare.
Dormire e
Morire.
La morte. Il lutto. La perdita improvvisa. Per giustificare un evento spesso si formula la classica frase: si vede che era destino. Posso concordare con quest’affermazione se cripto la vita a livello minimalista ma se mi addentro nei meandri dell’esistenza non posso accettare questa realtà così determinata. Immaginiamo uno scrittore: egli crea l’esistenza di personaggi, dona vita e anima ai paesaggi creando la propria opera letteraria, anch’esso il libro ha un destino: essere letto. Ma la destinazione finale del libro non può essere dettata da un direttore d’orchestra poiché tutto è in continua evoluzione- regressione – ribellione - rivoluzione. Io leggo un libro ed oggi quel libro era destinato ad aprire la mia mente ma domani quello stesso libro potrà avere altro effetto se letto in condizione differente. A questo punto qual’era il destino del libro? Ne aveva più di uno? Devo considerare il destino originale o il destino mutato nel tempo?
Certezze non esistono ma amo immaginare che nulla se era destino, è destino e lo sarà. Se si nega l’esistenza di uno di conseguenza tutto viene compromesso. Non azzardo negare l’esistenza del destino ma azzardo vivere secondo le mie leggi che non sono imposte da nessuno. Solo dal mio volere: insisto in me partorito dalla voglia di respirare aria che vola libera da virus che vogliono insediarsi negli uomini al fine di renderci omologati.
Nascere.
Assaporare.
Carpire.
Sognare.
Amare e morire.
Non era il destino di tutti. Non lo è e non lo sarà.