dal diario cartaceo 06.07.2004 02.:00 am in una notte delle tanti notti insonni...
Una corsa contro chi, per dove, per quanto, perché...
Una fatica opprimente che schiaccia i piedi al suolo.
Incapacità di movimento.
Staticità.
Sedentarietà.
Una roccia non è fatta per vegetare al suolo, deve ruotare da qualche parte, deve sconfiggere la forza gravitazionale.
Noi nomadi, zingari che non si fermano.
Sono loro i vivi, sono loro che sconfiggono la legge gravitazionale: sono i fuori legge.
I veri ricchi non vestono di classe ma se ne infschiano dei vestiti.
Soldi, soldi, odore di marcio.
Gente attratta dall'odore fastidioso che intacca il mondo materialista.
Valore agli oggetti, svalutazione dei soggetti,
oggetti acclamati,
soggetti lasciati alla deriva.
Siamo seppie che rinsecchiscono sulla sabbia ardente.
La corrente ci trasporta a riva per poi ritornare nel mezzo del caos e ritrovarci di nuovo alla deriva.
Un'altalena che danza il ritmo della vita ma che interpreta quello della morte.
Seppie, seppie che rinsecchiscono,
insabbiate e non vedute dai passanti con gli occhi neri.
Un canto del mare si alza e svela la vera identità di colui che si trova di fianco a me, colui
che si è svelato ascolta il canto e scopre la vera identità del suo vicino
Ognuno si scopre.
Ma il canto si perde nel vento
e noi povere seppie non riusciamo udirlo.
è impossibile percepire la bellezza del canto.
Siamo costretti ad essere condannati dalla forza delle onde, lasciamoci andare alla corrente del mare.
Un sasso è più libero di noi seppie.
Un sasso non deve ascoltare il canto soave di una sirena per sapere chi é.
Un sasso non respira ma allo stesso tempo ha i polmoni più funzionanti di noi seppie.
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